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I dream

con 
MICHELE ABBONDANZA
di 
MICHELE ABBONDANZA e ANTONELLA BERTONI
con la collaborazione di 
TOMMASO MONZA
luci 
ANDREA GENTILI
video
TOMMASO MONZA e ANDREA GENTILI
consulenza drammaturgica
BRUNO STORI
organizzazione
DALIA MACII
amministrazione e ufficio stampa
FRANCESCA LEONELLI
produzione
COMPAGNIA ABBONDANZA/BERTONI
con il sostegno di
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI – DIP. SPETTACOLO 
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO – SERVIZIO ATTIVITA’ CULTURALI
COMUNE DI ROVERETO - ASSESSORATO ALLA CONTEMPORANEITA’
REGIONE AUTONOMA TRENTINO - ALTO ADIGE
un ringraziamento particolare a 
DANIO MANFREDINI 
grazie anche a 
LUCIANA MOGGIO e ANDREA BALDASSARRI
 
 
durata 60' - anno di creazione 2015

 

Questa prima occasione di solitudine scenica mi induce all’outing coreografico, a una riflessione sul presente in forma di memoria.

Proprio la forma, dopo iniziali effluvi di parole, è uscita fuori prepotentemente e così partito da un punto, mi ritrovo misteriosamente in un altro. Un punto non a caso; un punto che in fondo, conosco bene, dove il corpo, i suoi contorni, spasmi, fragilità, eccessi e difetti, assurgono a unici e definitivi simboli. 

Capita che alcune visioni ti prendano le gambe, ti facciano infilare una parrucca e non ti impediscano più di recitare una patetica felicità. Immagini che improvvisamente appaiono come in un sogno ed ecco che la memoria del corpo esce allo scoperto e ti ritrovi come un consenziente burattino a seguire una partitura di movimenti che non sapevi più di sapere e sfogliando il corpo come un libro leggi e senti vibrare qualcosa in te. Come in un gioco di specchi strizzi il caleidoscopio della mente: è l’attraversamento di un percorso somatico; coreografie, passi, esercizi ma anche semplici camminate, azioni di servizio, posizioni di pausa sedute; tic e riflessi condizionati che escono come un flusso di memoria inconscio ed incosciente.  

Seduto, in attesa, imbacuccato a pensare con quell’ incantamento bolso e un po’ autocompiaciuto di certi momenti di flessione e riflessione, capita di andare indietro e magari di pensare a quand’era l’alba e le forme ancora incerte e il passo malfermo, ti impedivano di camminare da solo. E allora danzi la danza degli altri: quando una scimmia balla la polka, tutte le altre scimmie ballano la polka. Poi nel continuum di una reminiscenza dai contorni psichedelici, l’incontro con le maestre passanti che ti insegnano che il movimento non può essere che tuo, unico ed irripetibile, perché solo se è così lo puoi condividere e trasmettere. E allora cerchi i tuoi simili, perché l’unione fa la forza, e fai e sfai un gruppo. E poi l’altra metà del cielo, e poi un angelo e poi l’inferno e poi, e poi…il cabaret di ricordi continua, stante e nonostante il disincanto canto; finalmente canto. E’ una vita che voglio cantare.  

Mi lascio volentieri travolgere e stravolgere. Come in un sogno. 

La scansione cronologica brucia come miccia accesa verso il presente e una volta arrivata a destinazione invece dell’auto-esplosione desiderata ( “…solo una volta e solo a New York!”), presenta un quadro di i-conica metamorfosi di vago sapore futurista e meccanico che trova pace solo nel ritrovamento dell’altro da sé, un doppio più giovane ed ignavo. La fusione tra me e lui; tra il manichino-sosia di 20 anni prima, con il mio corpo lì presente e impermanente, dà l’illusione che quel passato intonso ma inorganico, possa veramente rianimarsi. Solo così uniti, ora che la danza degli altri è diventata crepuscolarmente anche la mia, i miei passi di ora e i “suoi” di ieri, possono diventare un unico camminare. 

Verso il futuro?  Il buio finale impedisce di vedere la conseguente uscita di scena. 

(M.A.)

“Controcorrente, Michele Abbondanza, nome storico della nuova danza italiana anni Ottanta, deve aver avvertito, con mezzo secolo di vita alle spalle, l’irresistibile necessità di raccontarsi, per una volta, in solitudine. […] Si trasformerà in tutte le Donne-Guida della sua storia artistica e non solo. […] “Parlerà” il linguaggio di Carolyn Carlson, la sua maestra per eccellenza, ma anche di Pina Bausch, e di Antonella Bertoni, cui pare dedicare, a metà del viaggio, una struggente canzone su ciò che si è perduto: voce ferma e forte, suo accompagnamento alla chitarra. Prima di tutto ciò si ride molto: sul palco la loquacità è fluente.”
Marinella Guatterini, “Il Sole 24 Ore”, 3 gennaio 2016
 
“I Dream è poco meno di un’ora di performance mozzafiato dove il filo conduttore è quello della memoria. Una successione di sequenze visive, sonore e performative allacciate come perle in una collana. […] Ma non ci sono tracce di nostalgia in questo lavoro, anzi, sono proprio i molteplici materiali sensoriali e plastici ad animare il corpo del danzatore in un percorso di bellezza espressiva emozionante, quasi dessero il LA allo sprigionarsi di energie che si riattivano attraverso la memoria del corpo, dando vita cosciente alla filigrana emotiva della storia di un percorso esistenziale ed artistico”.
Renzia Dinca, “RUMOR(S)CENA”, 2 dicembre 2015
2015.   Vie Festival – Teatri di vita – Bologna (prima assoluta); Pim OFF – Milano; Spam! – Porcari (LU).
 
2016. Teatro Cantiere Florida - Firenze; Teatro Zandonai - Rovereto (TN); Teatro Camploy - Verona; Castello di Racconigi - Racconigi (CN); Sala Nardini – Rosignano marittimo (LI); Teatro LaCucina – Milano; Teatro Massimo – Cagliari; Teatro della Tosse – Genova.