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A libera figura

La densità dell’umano - Progetto biennale - IIª Densità
 

anno di creazione 2010

progetto e coreografie
Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
regia
Michele Abbondanza
con
Andrea Baldassarri, Natascia Belsito, Silvia Bertoncelli, Eleonora Chiocchini, Giannalberto de Filippis, Diego Invernizzi, Tommaso Monza, Fanny Oliva,  Lucia Pennacchia, Francesca Zaccaria, Antonella Bertoni, Michele Abbondanza
luci
Andrea Gentili
organizzazione e ufficio stampa
Dalia Macii e Francesca Leonelli
produzione
Compagnia Abbondanza/Bertoni
coproduzione
Festival Bolzano Danza – Teatro Comunale di Bolzano
con il sostegno di
Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dip. Spettacolo
Provincia Autonoma di Trento – Servizio Attività culturali
Comune di Rovereto – Assessorato alla Cultura
Regione Autonoma Trentino – Alto Adige
Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
Cassa Rurale di Folgaria – Filiale di Rovereto

 

Le libere figure sono disuguali, tendono a decentrarsi, marcano differenti direzioni.

L’io non era rimasto sequestrato dalla massa e aveva deciso da che parte stare. Il più lurido di tutti i pronomi scoprì l’ingiustizia del falso presupposto dell’eguaglianza reale fra gli uomini, rifuggì la massa e cercò le sue direzioni; allora “alzando gli occhi verso il fratello vide per la prima volta l’altro, vide la diversità mai più integrabile. In questa assenza di speranza, disperò e lo uccise”.

La più atavica delle paure, quella di essere toccati, prende ora le forme della distanza, procurando ai singoli il coraggio di liberarsi dall’involucro protettivo de “La massa” (Iª densità). Gli individui si decentrano, le “narrazioni” quindi si moltiplicano partendo da elementi figurali dai molti significati possibili. La densità di concentrazione si riproduce nelle singole parti. Ogni sistema che si apre diversificandosi, condiziona gli altri e ne è condizionato in una rete crescente e possibilmente vertiginosa, di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Una lente d’ingrandimento di volta in volta potente faro o flebile lumicino, esaspera il processo; così come la scelta dell’oggetto-sedia, individuale, anziché quella del tavolo collettivo della Iª densità. La totalità diventa plurima e non più si chiude in un’unica figura compatta e rassicurante: la massa, ma con la forza centrifuga che da essa si sprigiona, libera forme e figure in una pluralità di segni, anche come possibilità di verità meno parziale su “La densità dell’umano”. (M.A.)

2010 – Teatro Comunale di Bolzano (Prima assoluta); Teatro Era - Pontedera
2011 – Auditorium Melotti – Rovereto (TN)