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TITOLO: TRIPOFOBIA
Compagnia IVONA
DI e CON: Pablo Girolami, Giacomo Todeschi
 MUSICA:  Extrastunden
 
Il mezzo tramite il quale si da forma ad uno scheletro tripofobico è la geometria , che però solo grazie al contributo immaginativo della mente umana, diventa un varco attivo d’energia; riflettendo le insicurezze e le paranoie del uomo. Sono spazi senza fondo, dove ogni consapevolezza cade vertiginosamente. Si perde la lucidità e gli occhi si chiudono.
Sfidare una paura non è un gioco facile. Anzi, sembra che stare al gioco, implichi piuttosto l’accettare di non giocare affatto.
Con Tripofobia noi scegliamo di accettare la sfida e di prenderci gioco di lei, trasformandoci in veri e propri parassiti che si insinuano nelle sue gallerie.
Siamo due Corpi che si incanalano negli schemi ai quali questa fobia fa riferimento.
Muovendosi tramite forme geometriche alternate e precise, ci districhiamo tra i cunicoli bui privi di aria e conditi di elementi “altri” da noi.
Investighiamo il dualismo tra equilibrio e disequilibrio, passivo e attivo, consapevole e inconsapevole. Una costante a tratti chiara e a tratti offuscata che confonde non solo il pubblico, ma gli interpreti stessi che sopraffatti da un’energia contratta, incatenano i corpi in torsioni e ripetizioni che tolgono il respiro. Senza aria, gli spettatori sono spinti verso uno stato di smarrimento e repulsione.
I danzatori però sembrano anche godere di questa atmosfera disagiante. A loro agio nel disagio, non si riesce a comprendere il loro ruolo.
All’interno di un’atmosfera afosa ed irrequieta, la causa e l’effetto vengono costantemente ribaltati, in un loop continuo di mutevoli stati.