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TITOLO: Le Marin Perdu
AUTORI: Faustino Blanchut
INTERPRETI: Natalia Vallebona, Faustino Blanchut
COLLABORATORI ESTERNI: Laura Martì , Samuel Ginsbourger
 
Le marin perdu nasce da una visione ispirata al capitolo « il marinaio perso »
 
tratto dal libro « L’uomo che scambiò la sua moglie per un cappello » del neurologo e scrittore britannico O. Sachs. Il libro descrive il caso di un suo paziente che si ritrova bloccato nel presente, in un momento unico, senza prospettive né di passato né di futuro.
« Se un’uomo ha perso un’occhio o un braccio, sa che ha perso un’occhio o un braccio; ma se ha perso se stesso, non può saperlo, perché non c’é nessuno a cui può chiederlo. »
 
-L’uomo che scambiò la sua moglie per un cappello-
 
La pièce mette in scena il presente di un uomo perso, che fluttua tra i pezzi sparsi del puzzle della sua memoria. Questa introspezione espressa attraverso una “motricità dell’incongruenza”, lo conduce a sfiorare la sua propria diagnosi: « Moi j’ai perdu ma mé … Moi » (Io ho perso la mia me mo … Io).
Alternando momenti di lucidità ad altri di oblio, viaggia senza conoscere né la sua destinazione, né il punto di partenza.
Nella battaglia della memoria, la ritirata non é possibile.
Alcuni ricordi si definiscono più di altri. Ritrova una donna che rappresenta un passato doloroso, é un ricordo sgranato e sfuocato, è un ricordo distorto.
Tutta la scena si rimpicciolisce in una vertigine rocambolesca, metafora di un viaggio lontano e inafferrabile.
L’amore impossibile perché consumato troppo presto, la caducità degli eventi, il timing della vita e degli incontri si colora così di una nota tragicomica, commovente e poetica.