REPLICA - Progetto speciale

regia, coreografia GINEVRA PANZETTI, ENRICO TICCONI

con MICHELE ABBONDANZA, ANTONELLA BERTONI

musiche originali HRVOJE NIKSIC

disegno luci, ingegneria di scena MICHELE PIAZZI

video VALERIO FIGUCCIO

direzione tecnica CLAUDIO MODUGNO

costumi GINEVRA PANZETTI, ENRICO TICCONI 

sartoria MANUELA GOBER

progettazione poliedri STUDIO DOPPIO - ALESSANDRO PANZETTI

organizzazione, strategia e sviluppo DALIA MACII

amministrazione e produzione esecutiva FRANCESCA LEONELLI

comunicazione ERIKA PARISE

ufficio stampa MARILÙ URSI

produzione COMPAGNIA ABBONDANZA/BERTONI

coproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

con il sostegno di MiC - MINISTERO DELLA CULTURA, PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, COMUNE DI ROVERETO, FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI TRENTO E ROVERETO

in collaborazione con ASSOCIAZIONE VAN ETS

ringraziamenti TRIPPEN

REPLICANTI

La plica è una piega.

La re-plica raddoppia e ne fa due.

E se ogni piega è la sovrapposizione di due o più parti di una stessa forma, 

i quattro plissé derivanti partoriranno un poliedro.

Di curvature flessuose che lasciano con l’altra parte lembi perfettamente combacianti.

“Quell’anima, quel corpo

ti sono troppo intimamente note,

nelle più riposte loro parti e pliche” 

(Imbriani)

 

Vorremmo che la danza ci abitasse,

che facesse di noi la sua dimora

e che si trovasse molto bene.

Ospitando nello spazio: abitando.

Ospitando nel corpo: incarnando.

 

L’altruità, già insita in alcuni titoli di progetti “novecenteschi” (“Ho male all’altro”, “Io è l’altro”) prende qui forma e necessità: con questo tipo di “riconoscimento“, più che di “conoscenza”, è avvenuto l’incontro; seme che aveva già tutto l’albero dentro. Baccello misterioso e curioso, di cui nulla sapevamo, che abbiamo insieme scoperto e che ora riveliamo replicando.

 

“I've seen things you people wouldn't believe” (il replicante Roy Batty nel monologo finale di Blade Runner)

 

M.A.



Due coppie autoriali, due generazioni a confronto, incontro, scambio e trasfusione.  L’incontro accade in teatro nella reciproca visione dei nostri lavori, scocca la scintilla che ci porta al desiderio di chiuderci in una sala insieme.

Così come il gioco del teatro consente, abbiamo giocato al teatro vestendo noi il ruolo di danzatori, nelle mani, nella poetica e nello sguardo, nella sapienza e nel cuore di Ginevra e Enrico ai quali riconosciamo una incantevole maestria.

Attirati da un sogno senza nome, siamo partiti da una situazione di spaesamento che è sempre un buon auspicio, ricordando un altro genere di noi, passato, ci siamo fatti pagine bianche di un libro di corpo pronto a farsi leggere.

In sala il tempo si ferma come un lago, e con lo sguardo estatico dei cani ci siamo infilati in una tana, viscera di un animale, dove il chiarore della pelle interrompe il nero che ci avvolge; Ginevra e Enrico avevano chiaro il colore mobile dei nostri capelli tra i quali hanno intravisto un nido. Con braccia tese nell’aria come elastici, torsioni del busto, gambe dai muscoli risvegliati e ginocchia doloranti ci siamo alzati sulle punte per divenire corpo che darà testimonianza da questo luogo in cui non ci si può nascondere.

Sono tornata ballerina e un po' bambina. 

E’ stato bellissimo.

 

A.B.

Dubbio e meraviglia tra mani di bestia.


Incontro, scacco matto.


Capelli e carezze mossi da vanitas. Per me? Per te?

 

Un ritratto a due, per due, tra ciò che siamo e ciò che, inevitabilmente, nell’incontro con l’altro, diventa altro.


Essere in due, esporsi all’altro da sé come a una differenza irriducibile, dove la carezza si misura con l’attrito e la sintonia attraversa il conflitto.


Figure che oscillano tra umano e animale, primitivo e infantile lasciando affiorare una dimensione di artificio e di magia entro la quale il gesto del pettinarsi si afferma come pratica ambigua. Tra cura e controllo, disciplina che può rovesciarsi in furia.


L’essere in relazione si espone come campo di forze in cui il bestiale trasfigura l’ordine e la meraviglia, come creazione inaspettata, ridona quiete, toccando la dimensione pubblica dello sguardo: giudizio, consenso, aspettativa, rifiuto.

 

REPLICA prende avvio da un incontro. Un duo, un percorso condiviso, quello di Abbondanza / Bertoni, un archivio che affiora come eco, memoria, osservato da un altro duo, Panzetti / Ticconi, portatore di altre memorie. 

Home La compagnia Trent’anni Viva! Spettacoli Formazione Calendario Immagini Testi Residenze News