Creazione 2026
Teatro aperto
Trent’anni

Trent’anni non sono un anniversario.
Sono una pratica ostinata.

 

Trent’anni fa non c’era un piano, né una visione a lungo termine, né tantomeno un’idea di futuro sostenibile. C’era un’urgenza abbastanza chiara: stare in scena. E un’intuizione meno definita: che il corpo potesse pensare, raccontare, disobbedire. La Compagnia Abbondanza/Bertoni nasce così, da una pratica quotidiana più che da una fondazione, da una necessità che non chiedeva permesso.

 

In questi trent’anni non si è mai trattato di costruire uno stile riconoscibile — se non come effetto collaterale — ma di rimanere fedeli a una domanda: che cosa può fare oggi un corpo in scena? Una domanda che ha attraversato poetiche, generazioni, linguaggi, e che non ha mai trovato una risposta definitiva. Per fortuna. Ancora oggi è forse questo il motore di tutto?

 

Crescere non ha mai significato diventare più grandi. Ha significato diventare più consapevoli. Capire che la libertà ha bisogno di una struttura per non dissolversi, e che fare spettacoli vuol dire anche prendersi cura del tempo, delle persone, dei contesti. Così, un passo alla volta, la compagnia ha imparato a reggersi, organizzarsi, durare. Senza mai smettere di sembrare — almeno un po’ — una cosa improbabile.

 

Nel tempo, quello che era un nucleo artistico si è trasformato in un organismo complesso: fatto di corpi che entrano ed escono, di relazioni che finiscono e altre che restano, di responsabilità condivise, di viaggi che vale sempre la pena intraprendere. Una realtà che produce spettacoli, certo, ma anche pensiero e occasioni di incontro. E che continua a considerare l’errore non come un incidente, ma come una parte inevitabile del processo.

 

Trent’anni sono anche una pratica di relazione. Con chi ha danzato, lavorato, discusso, insegnato e imparato insieme alla compagnia. Con il pubblico, che non è mai stato dato per scontato. Con un territorio diventato casa, senza trasformarsi in un rifugio chiuso. Una pratica che ha incluso cura, trasmissione, ostinazione e qualche sano attrito — perché non tutto deve per forza scorrere liscio.

 

Oggi non festeggiamo un traguardo ma una continuità testarda. La capacità di restare in movimento, di non sapere esattamente cosa verrà dopo, ma di sapere come affrontarlo: lavorando sul corpo, sul tempo, sulla relazione. Con serietà, sì, ma senza prendersi troppo sul serio.

 

Dopo trent’anni, la Compagnia Abbondanza/Bertoni non è il risultato di un progetto riuscito, ma di molte decisioni prese una alla volta. Alcune meditate, altre istintive, altre semplicemente necessarie. Ed è forse questo il punto: non essere diventati altro, ma essere rimasti fedeli a un modo di stare in scena e nel mondo. Anche mentre tutto, intorno, continuava a cambiare.

 

 

 

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