76 femminicidi, 67 tentati femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 2 di ragazzi trans, 1 di una persona non binaria e 1 di un ragazzo.
Sono i dati registrati dall’inizio dell’anno dall’Osservatorio nazionale di Non Una di Meno. Numeri che parlano: raccontano la persistenza di un sistema patriarcale che limita, ferisce e uccide. Non siamo davanti a un’emergenza ma a un fenomeno endemico e strutturale, che chiede coraggio, visione e interventi culturali profondi.
In questa realtà, la ricerca e la conoscenza diventano strumenti necessari. Crediamo nella libertà di studiare, interrogare, insegnare; crediamo nel valore di un’educazione sessuo-affettiva che accompagni ogni fase della crescita, dall’infanzia all’età adulta, perché è solo cambiando lo sguardo che si può cambiare la realtà. Continuare a raccontare, a mettere in discussione stereotipi e narrazioni, a creare spazi di confronto è una responsabilità collettiva, ma anche un atto di trasformazione.
È ciò che abbiamo provato a fare ieri, a partire dal dialogo con Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento, un incontro che ha intrecciato sguardi, domande e consapevolezze, accompagnato dalla presentazione di C’è vita su Venere, spettacolo dedicato al femminile.
Perché il 25 novembre diventi un promemoria: cambiare è possibile, ma solo insieme.